Room 314

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E’ una sera buia e tempestosa quella nella quale arriviamo nella Repubblica Ceca. Dopo sole alcune curve capiamo perchè il tizio alla frontiera sapeva parlare così bene l’italiano: una casarella isolata, una vetrina, due sedie e due donnine che ballavano seminude all’interno. Più avanti nel cammino entriamo in un paesino di montagna: lo spettacolo non è lo stesso, è molto di più. Insomma la prostituzione è legale da queste parti ed evidentemente eravamo gli unici italiani a non saperlo. Arriviamo quindi a Praga nel temporale totale e con fatica troviamo il nostro ostello. È simpatico il fatto che la scelta era ricaduta su quest’ostello dopo aver letto Free Parking; quando chiediamo dove sia questo Free Parking il tizio all’ingresso (che chiameremo Apu) ci indica la strada – quella è libera…

Scendiamo nel centro per mettere qualcosa nello stomaco e veniamo accolti da diverse persone che si propongono come guide alla scoperta delle follie notturne che la città offre. Noi gentilmente decliniamo e torniamo a dormire. All’indomani ci rechiamo al centro per il classico giro turistico. Praga è come una bella signora anziana e affascinante, che di notte si sveste mostrando il suo lato perverso.

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La birra non costa veramente niente (29 corone pari a circa 1 euro per mezzo litro a 12°), quindi pensiamo bene di sostituila all’acqua nella nostra dieta, anche perchè costa di meno. Qui abbiamo l’impressione che l’italiano non sia proprio ben visto, sarà perchè forse la maggior parte di loro vengono per andare a puttane, sarà perchè li abbiamo sbattuti fuori dai Mondiali, sarà quel che sarà… Ci fermiamo per il dovuto pranzo in un locale, vicino al ponte di Carlo, dove decidiamo di provare qualcosa di tipico: gulash ungherese. Tra il piccante della carne e le bollicine della birra scopriamo, da una foto al muro, che lì è stato, in passato, Putin. Terminato il giro turistico di prima con la visita del castello e relativo cambio della guardia (sembrava di assistere ad uno spettacolo di marionette) torniamo in ostello per cenare. Il cuoco ci prepara una pietanza ancora più piccante del gulash di sopra che piace ad alcuni e meno ad altri, ma che di certo purifica i nostri corpi. Di nuovo quindi in città per un giro tra birrerie storiche. Ne scegliamo una davvero bella: ottima birra e divertenti le scritte sui muri – ovviamente ne lasciamo una anche noi. Sfatti al punto giusto ci ritiriamo in stanza in tarda nottata. Il giorno seguente la sveglia non arriva. Insomma prendiamo il ritmo che solitamente abbiamo in vancanza: ci si alza alle 2, si pranza alle 5, si esce con calma. Si va ansiosi nella birreria consigliata da Nevrotic[o]: immaginate gruppi di italiani quarantenni che, tutti sbronzi, intonano “Azzurro” accompagnati da un trombone ed una fisarmonica suonate da due tizi vestiti da tirolesi… mancava solo Pino Mauro e la gente di Forcella… quindi ritorniamo alla birreria della sera precedente, dove la situazione ci sembrava più consona alle nostre esigenze. La birretta scende tra un cross sbilenco di Beckam ed un pretzel. I tedeschi a fine partita ci salutano ridendo della vittoria a Wembley, noi rispondiamo ridendo di loro che non ci battono da 30 anni… che bello girare l’Europa da Campioni del Mondo.

One Response to “Room 314”

  1. nevrotic[0] Says:

    Vabbè, dai… Era PITTORESCA!

    Poi arrivai ad un punto vicino al collasso e vi assicuro che la musica non la si percepiva proprio in quelle condizioni… :°D

    Bentornati, comunque :*

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